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Harajuku!

cosplayLa dernière fois nous les avions manqués mais cette fois c’était un des objectifs de notre week end à Tokyo: photographier les cosplayers du dimanche, ces jeunes qui se déguisent comme leurs artistes musicaux préférés ou leurs héros de mangas, de films et de jeux vidéo. Direction donc quartier Harajuku, où toute la jeunesse tokyoïte semble s’être donnée rendez-vous pour dévaliser les boutiques bon marché et manger des crêpes farcies. Sur la Takeshita Street, on entrevoit déjà deux sweet lolitas, toutes de rose bonbon et de dentelle vêtues. Telle une apparition, leur présence édulcorée tranche sur la foule habillée en noir qui arpente la rue. Nous en verrons d’autres, car ce courant de mode est fort répandu au Japon depuis les années 80. Robes ornées de froufrous et de rubans, ombrelles et bonnet, c’est l’attirail de toute bonne lolita qui se respecte. La rebelle de la famille, la gothic lolita semble tout droit sortie de l’époque victorienne, privilégiant les teintes foncées et le maquillage élaboré. Plus qu’une simple façon de s’habiller, les lolitas ont peu à peu développé une culture autour de ce phénomène. Mi-princesse, mi-femme au foyer, elles s’adonnent à des activités typiquement féminines comme l’art de la correspondance, la pâtisserie et la couture. Elles ont leurs magazines et bandes dessinées, leurs blogs et leurs boutiques en ligne où acheter leurs vêtements et accessoires.

L’anno scorso non avevamo avuto tempo di farlo, ma stavolta era uno degli obiettivi del nostro week-end a Tokyo: fotografare i cosplayer della domenica, questi giovani che si travestono per somigliare ai loro artisti musicali preferiti o ai loro eroi di manga, film e videogiochi. Perciò, in fine mattinata ci dirigiamo verso il quartiere Harajuku, dove tutta la gioventù tokyoita si e’ data appuntamento per svaligiare negozi economici e mangiare crepe farcite. Sulla Takeshita Street, si intravede già una coppia di sweet lolita, tutte due vestite di rosa confetto e pizzo. Tale un’apparizione, la loro presenza edulcorata contrasta con la folla vestita di nero che passeggia tranquillamente. Ne vedremo altre perché dagli anni 80′ questa moda è molto popolare in Giappone. Abiti con crinolina e nastri color pastello, ombrelli con pizzo e cappellini, ecco l’abbigliamento della lolita perfetta. La ribelle della famiglia, la gothic lolita sembra direttamente uscita dall’epoca vittoriana, preferendo colori scuri e un trucco elaborato. Più di un semplice modo di vestire, le lolita hanno progressivamente sviluppato una cultura attorno a questo fenomeno. A meta’ strada fra la principessa e la casalinga, s’impegnano in compiti tradizionalmente femminili come l’arte della corrispondenza, la pasticceria e il cucito. Hanno le loro riviste e fumetti, i loro blog e i loro negozi online dove comprare vestiti e accessori.

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D’autres personnages croisés sur le Jingu Bridge:

Altri personaggi incrociati sul Jingu Bridge:

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On pourrait se demander qu’est-ce qui pousse ces jeunes à se costumer de la sorte. Envie de sortir du lot dans une société marquée par le conformisme? Désir de s’exprimer? Besoin de s’évader? Probablement un peu de tout ça. Pour ma part je crois qu’un brin de folie n’a jamais fait de mal à personne. Au contraire…

Possiamo chiederci cosa spinge questi ragazzi a vestirsi di quella maniera. Voglia di distinguersi in una società profondamente segnata dal conformismo? Desiderio di esprimersi? Bisogno di evadersi? Probabilmente un po’ di tutto quello. Di canto mio, penso che un po’ di follia non ha mai fatto male a nessuno. Al contrario…

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  4. @Cri: Grazie Cri, come sempre sei molto gentile. Probabilmente i miei testi trasmettono il piacere che ho a scriverli. Tutto qui.

    Neanche io posso dire che sono affascinata dall’Asia… e’  troppo lontana dal mio modo di pensare. Poi per essere affascinata devo poter interagire con la gente, cosa molto difficile qua. Un po’ per la lingua, un po’ per la mentalita. Il mio primo amore rimane l’America latina.
    E’ strano che alla fine uno rimanga a lungo in posti che non gli danno nessuna emozioni particolari. Peccato che spesso siano altri i motivi (economici, lavorativi, famigliari, di convenienza) a dettare il luogo di residenza.

  5. mah…. SPQG (sono pazzi questi giapponesi…) mi viene in mente di quando stavo a Parigi e ad un ragazzo di Tokyo che stava facendo il corso di lingua francese con me pagato dalla sua azienda giapponese era scoppiata la testa. Ricordo che i docenti della scuola dicevano che accade spesso che a questi ragazzi giapponesi, una volta fuori dal loro ambiente rigido e iper-regolamentato, possono avere due opposte reazioni. O di chiusura totale e impermeabile al "nuovo modo" europeo. Oppure, più spesso, di "sbroccamento". A volte ci sono delle derive davvero pericolose, con ragazzi che non tornano più  indietro e non riescono a mediare tra il nuovo e la vecchia tradizione… Comunque l’oriente continua a non affascinarmi, a non suscitarmi alcuno stimolo, nonostante i tuoi racconti, invece, mi piacciano tantissimo. Ma credo sia merito del tuo stile che è sempre leggero e affascinante. BRAVA VERONI’. Sono proprio orgogliosa. E poi il video è la cosa più divertente che abbia visto. Anche la base musicale! Fantastica. Dall’ufficio non riesco ad accreditarmi per votare… Ma prometto di farti un sacco di pubblicità.

  6. @Sonia: Che schiffo quello delle mutande! Non saprei dirti… Pero abbiamo visto i famosi "maid cafés" dove delle cameriere poco vestite danno da mangiare al cucchiaio ai clienti… Mah!
    Un po’ di pazienza per il sushi! Faro un post su questo tema!

    @Ester: Grazie! Come spesso succede la pensiamo allo stesso modo. Mi sono molto divertita a Harajuku, era un’ottimo modo di passare la domenica.

  7. Del mio viaggio in Giappone ricordo le sere dei week end orde di giappi ubriachi a fare le peggio cose che durante la settimana non avrebbero mai fatto, grazie alla scusa dell’alcol potevano trasgredire…vedo che di modi di uscire dagli schemi ne trovano sempre! E se anche io vivessi li mi vestirei tutta di rosa con nastri ,  pizz e ballerine rosa confetto !!
    Ma le adoloscenti giapponesi le vendono ancora le mutande usate ai vecchi bavosi per fare qualche soldo?
    Sonia

    Ps: ma il sushi???

  8. Bentornati!!

    bellissime le foto!! certo ‘sti giapponesi sono strani.. anche più dei cinesi… capisco (come scrivi tu) che in una società inquadrata e conformista come il giappone, questi fenomeni sono un modo di trasgredire…in fondo non fanno male a nessuno e sono belli da guardare… però se penso che negli 70/80 in Inghilterra voleva trasgredire diventava punk… sono proprio lontani migliaia di kilometri!!!

    Ester

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